Concorso MIBACT 2017 (V classificato con Arch. M.R. Schiavello)

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Concorso MIBACT 2017 (V classificato con Arch. M.R. Schiavello)

La trattazione del tema della riqualificazione di aree periferiche e degradate, soprattutto nel tessuto sociale, è ormai al centro della politica di rilancio e sviluppo delle città italiane.

Non stupisce il fatto che nel contesto che affrontiamo oggi vi siano fattori comuni ad altre realtà, specie diffuse nel sud Italia, perlopiù negativi, che amplificano l’urgenza di sicurezza, fruibilità e vivibilità; più in generale, si parla di riattivare (se non generare) processi virtuosi della vita attiva urbana, intesa quale esperienza dell’uomo al di fuori dell’abitato domestico, a metà tra quartiere privato e spazio pubblico.

In questo senso, la proposta progettuale - pur contemperando la disponibilità economica posta a base - tenta di coniugare aspettative collettive comuni a tutti i cittadini e consuetudini specifiche della prassi quotidiana ben delimitata in un’area ristretta, disordinata e fortemente introversa.

Con un solo gesto, dirompente e riconoscibile sia alla piccola che alla grande scala, si vuole conferire unità e visibilità ad un coacervo di funzioni.

A fondamento del concept è posto uno sviluppo ramificato di un “patchwork” di pavimentazione, pressoché sullo stesso piano orizzontale, apprezzabile tanto dalla vista uomo quanto da una probabile visione in alzato che potrebbe aversi da ogni elevazione degli edifici che fanno parte del rione. Un susseguirsi di tessiture e materiali che hanno la presunzione di convertire la monotonia del contesto ravvivandone colori e rinnovando la percezione ad ogni passo di quegli spazi di risulta, attraverso una trama geometrica continua basata su un modulo quadrato di facile gestione e realizzazione, opportunamente affogata nella parziale risistemazione del manto stradale con cromatismi vivaci ed accattivanti, e - in maniera stupefacente - retro illuminata.

Così, innanzitutto, la piazza pubblica o piazza giardino, dominata da una struttura essenziale di travi in legno e colonne in c.a., tratta dalla preesistenza di un porticato quale diaframma tra le due realtà adiacenti (che viene mantenuto, integrato, ampliato), si presta ad uno spazio aperto-coperto multifunzionale, ma, tendenziosamente come le antiche “piazze mercato”, mira al luogo di aggregazione, momento di raccolta, opportunità di organizzazione per eventi collettivi, adatto ad essere ulteriormente rivisto per l’uso invernale.

Da qui si sviluppa il nuovo disegno che permea nelle due piazze vicine, quelle c.d. private, dove trova sfogo nel susseguirsi di sedute, aiuole, aree libere atte al gioco, alla contemplazione. Quella denominata minore, a nord, raccolta sul piano rialzato tra marciapiedi esistenti, al termine di un cono visivo tra due edifici con pareti cieche; l’altra, cosiddetta maggiore, a sud, che si appropria e ridefinisce un ampio e desolante slargo tra manufatti dove già l’utenza ha manifestato l’esigenza di espansione ed affaccio, e, soprattutto, il bisogno di un minimo paesaggio naturale.

Tutto il sistema si fonda sul principio di intervenire per unire e, al contempo, diversificare le zone riadattate ad un uso maggiormente partecipativo, senza creare disparità di trattamento se non dovuta alla sensazione.